I campioni del mondo di scacchi: da Steinitz a Gukesh
Il titolo di campione del mondo di scacchi ha centoquarant'anni di storia ufficiale e una galleria di caratteri che nessun romanzo avrebbe potuto inventare: il patriarca Steinitz, il filosofo Lasker, il cubano Capablanca che pareva non poter perdere, il russo bianco Alekhine morto con la corona ancora in testa. Da allora il titolo è passato per la scuola sovietica, per l'uragano Fischer, per il duopolio Karpov-Kasparov, fino all'era indiana di Anand e a quella norvegese di Carlsen.
Dal 2024 la corona appartiene al diciottenne indiano Gukesh Dommaraju, il più giovane campione della storia. Vale la pena ripercorrere la catena dei diciassette campioni riconosciuti, perché in ognuno di loro c'è un pezzo della storia del gioco stesso.
Steinitz, Lasker, Capablanca: i fondatori
Wilhelm Steinitz vinse nel 1886 a New York e dintorni il match contro Johannes Zukertort riconosciuto come il primo campionato del mondo ufficiale. Fu lui a trasformare gli scacchi da arte dell'attacco a scienza della posizione, pagando la rivoluzione con la beffa della storia: le sue idee, derise all'inizio, divennero il fondamento di tutto ciò che si gioca oggi.
Emanuel Lasker gli tolse la corona nel 1894 e la tenne per ventisette anni, un record di longevità mai più avvicinato. Matematico e filosofo, Lasker vinceva partite che i contemporanei giudicavano pari o peggiori, e una generazione intera si chiese se giocasse le mosse migliori o semplicemente quelle più scomode per l'avversario. Nel 1921, all'Avana, cedette il titolo a José Raúl Capablanca senza vincere una sola partita: il cubano, che si racconta avesse imparato le mosse a quattro anni guardando il padre, sembrava la perfezione tecnica fatta persona.
Alekhine, Euwe e il dramma del 1946
Alexander Alekhine strappò la corona a Capablanca a Buenos Aires nel 1927, dopo un match di trentaquattro partite che resta tra i più combattuti di sempre. Il rivale, favoritissimo, non ottenne mai la rivincita: Alekhine la eluse per un decennio, concedendo invece due match all'olandese Max Euwe, che nel 1935 lo batté a sorpresa per un solo punto di scarto prima di restituire il titolo nella rivincita del 1937.
Alekhine morì in Portogallo nel 1946, ancora campione in carica: l'unico nella storia a portarsi il titolo nella tomba. La corona vacante venne assegnata con un torneo tra L'Aia e Mosca nel 1948, vinto da Mikhail Botvinnik, ingegnere e patriarca della futura scuola sovietica, che dominò la scena per quindici anni tra titolo conquistato, perso e riconquistato due volte nelle rivincite.

La dinastia sovietica e l'uragano Fischer
Dopo Botvinnik il titolo restò in casa sovietica passando di mano in mano come una staffetta: il raffinato Vasilij Smyslov nel 1957, il mago di Riga Michail Tal nel 1960 — allora il più giovane campione di sempre, a ventitré anni —, il granitico Tigran Petrosian nel 1963, l'universale Boris Spasskij nel 1969. Poi arrivò il terremoto: nel 1972 a Reykjavík Bobby Fischer batté Spasskij nel match del secolo, giocato nel pieno della guerra fredda con i giornali di tutto il mondo in prima pagina.
Fischer non difese mai la corona: nel 1975 rifiutò le condizioni della FIDE e il titolo passò per abbandono ad Anatolij Karpov, che lo rese meritevole dominando i tornei per un decennio. La sua era finì nella maratona contro Garry Kasparov: il primo match del 1984-85 fu sospeso dopo quarantotto partite senza vincitore, e nell'autunno 1985 Kasparov, a ventidue anni, divenne il più giovane campione della storia, titolo che avrebbe difeso per quindici anni.
Dalla frattura alla riunificazione
Nel 1993 Kasparov ruppe con la FIDE e per tredici anni esistettero due corone parallele. La linea classica passò nel 2000 a Vladimir Kramnik, che batté Kasparov a Londra senza perdere una partita; la riunificazione arrivò soltanto nel 2006, a Elista, con il match contro Veselin Topalov deciso ai tiebreak rapidi — una vicenda che abbiamo raccontato nel dettaglio nella nostra cronaca del mondiale 2006.
La corona unificata passò poi al torneo di Città del Messico del 2007, vinto da Viswanathan Anand: l'indiano difese il titolo in tre match consecutivi, contro Kramnik a Bonn nel 2008, contro Topalov a Sofia nel 2010 e contro Boris Gelfand a Mosca nel 2012, portando gli scacchi in prima serata in un paese di un miliardo di persone.
Carlsen, l'abdicazione e la nuova era asiatica
Magnus Carlsen detronizzò Anand a Chennai nel 2013 e difese la corona quattro volte, arrivando a tenere contemporaneamente i titoli mondiali classico, rapido e lampo. Nel 2022, da numero uno indiscusso del ranking, annunciò che non avrebbe difeso il titolo: una abdicazione volontaria come non se ne vedeva dai tempi di Fischer, ma vissuta da campione ancora attivo.
Il trono vacante fu conteso nel 2023 ad Astana tra Ian Nepomniachtchi e Ding Liren, con il cinese vincitore al tiebreak. Un anno dopo, a Singapore, Ding ha ceduto la corona a Gukesh Dommaraju: sette partite e mezzo contro sei e mezzo, e a diciotto anni l'India ha il suo secondo campione del mondo, il più giovane di sempre. Per la prima volta dal 1886 il titolo è fuori dall'Europa e dal Nord America in pianta stabile.
- Il regno più lungo resta quello di Emanuel Lasker: ventisette anni, dal 1894 al 1921.
- Il più giovane campione della storia è Gukesh, incoronato nel 2024 a diciotto anni; prima di lui il primato era di Kasparov, a ventidue.
- Alekhine è l'unico campione morto con il titolo ancora in carica, nel 1946.
- La staffetta sovietica dal 1948 al 1972 produsse sei campioni consecutivi, tutti cresciuti nella stessa scuola di Botvinnik.
- Carlsen ha difeso il titolo quattro volte e poi lo ha restituito senza averlo perso sulla scacchiera.
| Periodo | Campione | Segno dell'epoca |
|---|---|---|
| 1886-1927 | Steinitz, Lasker, Capablanca | Nascita del gioco posizionale |
| 1927-1946 | Alekhine, Euwe | Ipermodernismo e dramma bellico |
| 1948-1972 | Botvinnik e la scuola sovietica | Sei campioni in ventiquattro anni |
| 1972-2000 | Fischer, Karpov, Kasparov | Guerra fredda e duopolio russi |
| 2000-2024 | Kramnik, Anand, Carlsen, Ding, Gukesh | Riunificazione e svolta asiatica |
Da Steinitz a Gukesh sono passati centotrentotto anni e diciassette campioni riconosciuti. Ognuno ha lasciato un'impronta: il metodo scientifico di Steinitz, la psicologia di Lasker, la chiarezza di Capablanca, la ferocia di Alekhine, la scuola di Botvinnik, il genio solitario di Fischer, la completezza di Carlsen. La storia del titolo è, in fondo, la storia degli scacchi stessi.


